CABER Magazine

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La leggenda narra che i Re Magi si fermarono lungo il loro cammino bussando alla porta di una vecchina per chiedere la strada per Betlemme e per riposare. Lei li accolse in casa offrendo loro un rinfresco e chiese loro il motivo del viaggio intrapreso. Essi spiegarono che stavano seguendo una stella cometa che li avrebbe condotti  ad un nuovo Re appena nato - un bambino che sarebbe stato il Salvatore - e così avevano deciso di affrontare questo viaggio arduo per omaggiare e offrire doni al  neonato. I Magi chiesero alla vecchietta se avrebbe voluto seguirli, ma lei rifiutò, dicendo che aveva diverse faccende in casa da svolgere. 

I Magi allora partirono, ma mentre stava spazzando il pavimento, la vecchietta ci ripensò e decise di andare con loro per vedere il Re bambino. Mise insieme qualche dolcetto come regalo e corse dietro ai Magi, ma loro erano già andati molto avanti. Lei seguì il loro percorso, seguendo la stella che essi avevano indicato e lasciando qualche dolcetto alle porte delle case in cui c’erano bambini, sperando di incontrare Gesù. Continuò la sua ricerca, con la scopa in mano, un fazzoletto in testa, riempiendo calzini di dolcetti e giocattoli.

Da quel momento, la vecchina fu conosciuta come Befana: durante la vigilia del 6 gennaio, vola di casa in casa sulla sua vecchia scopa e porta tutti i doni che non è riuscita a consegnare al Bambino Santo, a tutti i bravi bambini e bambine. Il suo nome deriva dalla parola greca epiphanès (letteralmente “gloriosa manifestazione”) ed è la festa dedicata alla visita dei Magi a Gesù.

 

Secondo il folklore europeo, i 12 giorni tra Natale ed Epifania era il periodo dell’anno in cui la presenza della magia era più sentita. In particolare, nella dodicesima notte - proprio quella decantata da Shakespeare in una sua tragedia - che era quella della Epifania, era considerata la notte più magica dell’anno.

 

Le celebrazioni dell’Epifania possono essere rintracciate in Italia fin dal tredicesimo secolo ed è una delle nostre feste più famose. Essendo l’ultima festività del periodo natalizio, è considerata la celebrazione del rinnovo, annunciando l’arrivo della stagione ventura: secondo la cultura contadina rappresentava il momento in cui le persone si sedevano intorno al fuoco del camino per raccontarsi storie e facevano previsioni sul futuro. In quella notte magica, i nostri bisnonni cercavano di indovinare il futuro interpretando i fenomeni naturali, come le nuvole nel cielo o il volo degli uccelli.

Nei tempi in cui i nostri nonni erano bambini, la Befana era incredibilmente popolare ed era attesa con un misto di gioia ed ansia. I bambini appendevano i calzini di lana sul camino e scrivevano letterine per esprimere i loro desideri. Spesso erano disattesi, perché le famiglie non avevano molto denaro da spendere per i regali, ma spesso trovavano piccole bambole di pezza e pupazzi cuciti a mano nei loro calzini. Se erano stati monelli i loro calzini erano riempiti di carbone, ma anche cipolle ed aglio. Anche se non ci sono piatti tradizionali per questo giorno, le persone si ritrovavano insieme per consumare noci, nocciole e frutta. 

I bambini di oggi conoscono la Befana come una vecchia signora che vola su una scopa ed indossa uno scialle nero. Ha un vestito sporco della fuliggine dei camini da cui si cala per portare i suoi doni. Per i bambini buoni porta dolci, giocattoli, libri e videogiochi. E, come in passato, per i bambini monelli porta carbone, ma finto e zuccherato!

Anche questa notte, la Befana scenderà dal cielo sulla sua scopa, portando a tutti noi un po’ della sua magia. E tutti noi, adulti e piccini, la attenderemo intonando la filastrocca a lei dedicata: 

La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte, il vestito alla romana…viva viva la Befana

 

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